Triplo inganno


Pino Nicotri
TRIPLO INGANNO
978-88-7953-268-6 − pagg. 240 − € 17,00


Il Vaticano, gli apparati, i mass media e il caso Orlandi

 

Citando documenti giudiziari ignorati o dimenticati, e attraverso verifiche di luoghi e testimonianze, questo libro ricostruisce il divenire trentennale del caso Orlandi (la scomparsa della cittadina vaticana quindicenne Emanuela Orlandi, a Roma, il 22 giugno 1983), e denuncia il triplo inganno che ha impedito di accertare la verità dei fatti.
Il primo inganno è quello del “rapimento politico”, la fantasiosa tesi imposta a colpi di appelli da papa Karol Wojtyla impegnato nella lotta anticomunista nell’Est europeo. Il secondo inganno è quello delle autorità e degli apparati, vaticani e italiani, impegnati ad assecondare la messinscena del “rapimento politico” della Orlandi. Il terzo inganno è quello di stampa e tv, che non solo hanno assecondato la grande menzogna papale, ma hanno anche trasformato il caso Orlandi in uno show mediatico di supertestimoni fasulli, false rivelazioni e notizie inventate.

PINO NICOTRI, ex inviato del settimanale “L’Espresso”, è autore di numerosi libri inchiesta. Da molti anni si occupa del caso Orlandi, sul quale ha già pubblicato Mistero vaticano (Kaos edizioni 2002) e Emanuela Orlandi. La verità (Baldini Castoldi Dalai 2008). Opinionista del giornale online “Blitzquotidiano.it”, è titolare del blog pinonicotri.it.


Esecuzione con depistaggi di Stato


Luciana Alpi
ESECUZIONE CON DEPISTAGGI DI STATO
978-88-7953-308-9 − pagg. 314 − € 20,00


L’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin,
e le manovre per nascondere killer e mandanti.

 

«Il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, vennero uccisi con una esecuzione mia figlia Ilaria Alpi (giornalista della Rai-tv) e il cineoperatore Miran Hrovatin. Da quel giorno si sono susseguite commissioni governative e parlamentari, il lavorìo di 5 diversi magistrati, svariati processi, ma è stata una specie di terribile messinscena inutile. Fra omertà, depistaggi, manovre e veleni, si è arrivati al punto di condannare e incarcerare per 16 anni un innocente (Omar Hassan Hashi), pur di coprire killer, mandanti e movente del doppio delitto di Mogadiscio.

Il 19 ottobre 2016 la Corte di appello di Perugia ha perlomeno rimediato allo scandalo aggiuntivo, scarcerando l’incolpevole Omar Hassan Hashi. E nelle motivazioni della sentenza, i giudici perugini hanno scritto di “attività di depistaggio di ampia portata” culminata appunto nella condanna del “capro espiatorio” Omar Hassan. In pratica, la sentenza parla di un falso testimone prezzolato, protetto e manovrato da settori di apparati dello Stato italiano, per far condannare un innocente, allo scopo di depistare la ricerca della verità sul delitto Alpi-Hrovatin.

Per tenere vivo il ricordo dei fatti, pubblico questo testo che li riassume. Alla riedizione del libro-inchiesta , segue una breve rassegna stampa, e infine il testo integrale delle motivazioni della sentenza della Corte di appello di Perugia. A futura memoria».

Luciana Alpi


La banda della Magliana e il delitto Pecorelli

 

 


Autori vari
LA BANDA DELLA MAGLIANA E IL DELITTO PECORELLI
978-88-7953-226-6 − pagg. 354 − € 20,00


Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Vittorio Carnovale, Antonio Mancini, Fabiola Moretti, Maurizio Abbatino, Salvatore Cancemi, sull’uccisione del direttore di “Op” Carmine Pecorelli (Roma, 20 marzo 1979). L’audizione del magistrato Fausto Cardella, titolare dell’inchiesta, da parte della Commissione parlamentare stragi, per le connessioni del delitto Pecorelli col sequestro Moro. Le sentenze processuali della Corte di assise di Perugia (settembre 1999 e novembre 2002).

Nella documentazione giudiziaria relativa all’omicidio Pecorelli, la struttura e i delitti della banda della Magliana, e i collegamenti dell’organizzazione criminale romana con i poteri occulti, col mondo politico e con gli apparati dello Stato.

 

Il filatelico

 

 


Enrico Compagnoni
IL FILATELICO
978-88-7953-209-9 − pagg. 230 − € 18,00


 

Il segreto che lega i destini di due donne scomparse nell’ombra.

L’8 maggio 1996, a Torino, scompare nel nulla la logopedista quarantenne Marina Di Modica, che quella sera aveva un appuntamento con il coetaneo Paolo Stroppiana, filatelico della “Bolaffi”. Proprio come sette anni prima, l’8 agosto 1989, era scomparsa nel nulla Camilla Bini, collega di Stroppiana alla “Bolaffi” e sua coetanea. Processato per l’uccisione della Di Modica, il filatelico è stato condannato in due gradi di giudizio; ma la Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d’appello, e Stroppiana continua a dirsi innocente. Questo libro-inchiesta ricostruisce i contorni di uno scioccante enigma rimasto insoluto anche a causa di inerzie investigative e depistaggi. Al centro di tutto c’è la figura del filatelico della “Bolaffi”, la cui biografia è percorsa da svariate oscurità: a partire dagli ambigui trascorsi di estremista neofascista “pentito” al momento dell’arresto, fino alla sua vocazione di disinibito playboy, passando per una notevole propensione al cinismo e alla menzogna.

 

Il sequestro di verità

 

 


Roberto Bartali, Sergio Flamigni, Ilaria Moroni, Giuseppe De Lutiis, Lorenzo Ruggiero
IL SEQUESTRO DI VERITÀ
978-88-7953-176-4 − pagg. 132 − € 16,00


 

I buchi neri del delitto Moro.

Tra versioni di comodo, silenzi conniventi e censure mediatiche, il sequestro Moro può essere considerato anche un sequestro di verità. Infatti, nonostante cinque processi e due Commissioni parlamentari d’inchiesta, è rimasto un enigma insoluto dall’inizio alla fine.

Non si sa quanti terroristi il 16 marzo 1978 parteciparono all’agguato di via Fani, né si conosce l’identità del killer che sparò 49 colpi con una sola arma. Non è certo che Moro sia stato tenuto prigioniero nel covo di via Montalcini, e le perizie sul suo corpo hanno smentito che quella possa essere stata la sola prigione per tutti i 55 giorni. Non si sa chi il 18 aprile allestì la messinscena nel covo di via Gradoli (doccia aperta e armi in bella vista), né perché. Non si sa dove siano finite le due borse di Moro con gli importanti documenti che contenevano, né le registrazioni foniche degli interrogatori cui venne sottoposto il prigioniero, né l’originale manoscritto del suo memoriale. La stessa versione brigatista del 9 maggio – uccisione di Moro, e abbandono del cadavere in via Caetani – è contraddittoria, lacunosa e del tutto implausibile.

Questo libro ripercorre le mistificazioni e le omertà con le quali ex terroristi, settori dello Stato, politici e mass media tengono sequestrata la verità sul delitto Moro.

ROBERTO BARTALI (Erice, 1972), PhD, Università di Siena. Ha pubblicato tra l’altro: Red Brigades and Moro Kidnapping: secrets and lies. In: A. Bull, A. Giorgio [a cura di], Speaking Out and Silencing: Culture, Society and Politics in Italy in the 1970s, Legenda 2006 e Le Brigate Rosse, una storia della guerra fredda, in “Nuova Storia Contemporanea”, Anno X, n. 6, novembre-dicembre 2006.

GIUSEPPE DE LUTIIS (Pescara, 1941) è presidente del Cedost (Centro documentazione storico-politica su stragismo, terrorismo e violenza politica) di Bologna. Dal 1994 al 2001 è stato coordinatore dei consulenti della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo. È autore, fra l’altro, di Storia dei servizi segreti italiani (Editori Riuniti 1984, 1991, 1998), Il lato oscuro del potere (Editori Riuniti 1996)  e Il golpe di via Fani (Sperling & Kupfer 2007).

SERGIO FLAMIGNI (Forlì, 1925), parlamentare del Pci dal 1968 al 1987, ha fatto parte delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul caso Moro, sulla P2 e Antimafia. Autore del best seller La tela del ragno. Il delitto Moro (5ª edizione 2003), ha scritto o curato inoltre: Trame atlantiche. Storia della Loggia massonica segreta P2 (2ª edizione 2005); «Il mio sangue ricadrà su di loro». Gli scritti di Aldo Moro prigioniero delle Br (1997); Convergenze parallele (1998); Il covo di Stato (1999); I fantasmi del passato (2001); La sfinge delle Brigate rosse (2004); Dossier Pecorelli (2005); Le Idi di marzo. Il delitto Moro secondo Mino Pecorelli (2007); Dossier delitto Moro (2007); tutti pubblicati dalla Kaos edizioni.

ILARIA MORONI (Roma, 1976), si è laureata con una tesi sul caso Moro. Lavora presso il “Centro di documentazione Archivio Flamigni”, e coordina la “Rete degli Archivi per non dimenticare”.

LORENZO RUGGIERO (Milano, 1961) ha scritto Lager Sudafrica. Viaggio nel Paese dell’apartheid (1989). Ha curato: Fabulazzo di Dario Fo (1992); No War. Idee e canzoni contro tutte le guerre (2003); Dossier Brigate rosse 1969-1975 (2007); Dossier Brigate rosse 1976-1978 (2007). Tutti pubblicati dalla Kaos edizioni.

“Folgore” di morte e di omertà

 

 


Isabella Guarino e Corrado Scieri
“FOLGORE” DI MORTE E DI OMERTÀ
978-88-7953-176-4 − pagg. 132 − € 16,00


 

L’allievo parà Emanuele Scieri, ucciso da nessuno nella caserma “Gamerra” di Pisa.

 

«Nostro figlio Emanuele Scieri, partito da Siracusa il 21 luglio 1999 per fare il servizio militare nei parà della caserma “Gamerra” di Pisa, è tornato a casa un mese dopo chiuso in una bara. Non è morto per una fatalità o per una disgrazia: è stato ammazzato. Ma non si sa da chi. Perché la supercaserma pisana della “Folgore”, dopo essersi trasformata in un mattatoio, è diventata una centrale di omertà da fare impallidire “Cosa nostra”.
La più vile delle omertà ha protetto il branco degli assassini, paracadutisti pronti “come folgore dal cielo” a scappare, parà pronti “come nembo di tempesta” a nascondersi. Questi “arditi del cielo e della terra”, dopo avere massacrato in gruppo un singolo commilitone appena arrivato in caserma, se la sono data a gambe e da allora si nascondono come conigli.
Ancora una volta la giustizia italiana ha dimostrato di essere una pseudogiustizia all’italiana: delitti senza colpevoli, casi irrisolti, archiviazioni invece di verità, fantasmi al posto di imputati, generiche ipotesi invece di accertamenti. E come in altri casi, la vittima – cioè nostro figlio Emanuele – ha perfino rischiato di diventare “colpevole”, dato che inizialmente si è tentato di metterne in dubbio l’equilibrio psichico e l’integrità morale per rendere credibile la comoda scappatoia del suicidio.
Noi genitori di Emanuele siamo ancora qui a reclamare verità e giustizia. Lo facciamo attraverso questo libro, nel quale abbiamo ricostruito tutta la vicenda. Vogliamo sapere chi, in una caserma d’élite della Repubblica, ha ucciso nostro figlio e perché. Abbiamo il diritto di saperlo, sia come genitori sia come cittadini».
Isabella Guarino
Corrado Scieri

Bassezza reale

 

 


Lucio Giunio Bruto
BASSEZZA REALE
88-7953-168-9 − pagg. 200 − € 15,00


L’infanzia nei giardini del Quirinale, e l’incontro col duce Benito Mussolini • L’esilio nella reggia svizzera di Merlinge, e gli studi nei collegi più esclusivi di Ginevra • La giovinezza con tre passioni: le armi, le macchine e le donne • La promessa sposa piccoloborghese, e il matrimonio clandestino a Las Vegas • Dicembre 1969: “destituisce” il re Umberto II, e si autoproclama “Re Vittorio Emanuele IV” • Sangue e menzogne: la tragedia dell’isola di Cavallo • L’affiliazione alla Loggia massonica segreta P2, e i rapporti con Licio Gelli • I contatti coi servizi segreti, e le ombre del traffico internazionale di armi • Il testamento di Umberto II: volontà disattese e documenti scomparsi • Le invocazioni per la fine dell’esilio, e la pretesa di “risarcimenti” immobiliari • La pubblica adesione alla destra berlusconiana, e la ragnatela affaristica • In carcere con l’accusa di associazione a delinquere, e le telefonate di Puttanopoli • Il “movimento politico” del principino Emanuele Filiberto, e il business dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

 

Dopo la banda della Magliana

 

 


Commissione parlamentare antimafia
DOPO LA BANDA DELLA MAGLIANA
978-88-7953-232-7 − pagg. 318 − € 20,00

 

La criminalità organizzata  e  comune, a Roma e nel Lazio, durante il ventennio dal 1990 al 2010, in base alle relazioni della Commissione parlamentare antimafia (X, XI e XIV legislatura), del ministero dell’Interno e della magistratura romana. «Oggetto di continue attenzioni investigative dagli inizi degli anni Ottanta agli inizi dei Novanta, la banda della Magliana lasciava sul campo molti dei suoi capi storici, uccisi, mentre altri venivano ristretti in carcere. Dalla dissoluzione di tale struttura criminale, che si connotava come un’associazione di stampo mafioso, non è più esistita a Roma una organizzazione in posizione egemone sulle altre. Alcuni elementi già collegati alla banda della Magliana (Enrico Nicoletti, Carmine Fasciani, Enrico Terribile, Roberto Pergola) hanno ricostituito sodalizi criminali di più modeste dimensioni, aventi le stesse caratteristiche mafiose e operanti nei settori tradizionali della criminalità romana: traffico di stupefacenti, usura, estorsioni, gioco d’azzardo, sfruttamento della prostituzione, [e] il riciclaggio dei capitali provenienti dalla consumazione dei predetti reati…» (Dalla Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia, 18 gennaio 2006).

La banda della magliana

 

 


Gianni Flamini
LA BANDA DELLA MAGLIANA
978-88-7953-239-6 − pagg. 252 − € 20,00

 

«Questo libro si occupa di uno snodo importante dei misteri d’Italia: la struttura illegale denominata “banda della Magliana”. Una struttura che non può essere semplicemente definita criminale, pena la sottovalutazione della sua funzione di cerniera con settori dell’eversione armata, dei servizi segreti, del mondo politico, del Vaticano, delle banche… La storia della banda della Magliana evidenzia un ulteriore segmento della storia della prima Repubblica. Una storia letta dal versante delle organizzazioni criminali che l’hanno attraversata condizionandone il divenire. Una storia drammatica, che non deve essere ignorata; storia autentica del nostro Paese, che dobbiamo conoscere proprio per non doverla rivivere» Libero Mancuso

GIANNI FLAMINI (Bologna 1934, giornalista) da molti anni fa ricerche sui temi del terrorismo, della sovversione e della politica parallela. Fra le sue pubblicazioni: Il partito del golpe (1981-1985); I pretoriani di Pace e libertà (2001); Brennero Connection (2003); L’amico americano (2005); Segreto di Stato (2002) e Diario criminale (2009), entrambi con Claudio Nunziata; Il bullo del quartiere (2006); Il libro che i servizi segreti italiani non ti farebbero mai leggere (2010).

Volo basso

 

 


Lucio Giunio Bruto
VOLO BASSO
978-88-7953-238-9 − pagg. 218 − € 17,00


 

Sesso, cacca e banalità: viaggio nelle cazzate che scrive Fabio Volo.

Fabio Volo è un divo multimediale. È una presenza fissa in tv, con suoi programmi oppure ospite. Da anni conduce una trasmissione radiofonica quotidiana per un’importante emittente. Come attore ha interpretato una decina di film. E soprattutto, è uno straordinario fenomeno editoriale: ha scritto 6 libri di narrativa, con milioni di lettori.
Volo è il più eclatante fenomeno socioculturale dell’Italia berlusconizzata, e può essere ritenuto il più influente intellettuale italiano di oggi. Per questo gode di una particolare benevolenza da parte di tutti i media, pronti solo a celebrarne il successo. E chi si permette di criticare il merito dei suoi best seller viene accusato di snobismo e invidia.
In queste pagine si tratteggiano il personaggio Fabio Volo e le tappe del suo straordinario successo fatto di niente. Ma soprattutto si raccontano le sue opere librarie: fumettoni rosa con tanto sesso, operazioni commerciali di livello imbarazzante. Unico nutrimento culturale per milioni di lettrici teledipendenti.

Gli autori che ricorrono allo pseudonimo LUCIO GIUNIO BRUTO hanno scritto: Cicciobello del potere (1997, sul politico Francesco Rutelli); Vespaio (2005, sul telegiornalista Bruno Vespa); e Bassezza reale (2006, su Vittorio Emanuele di Savoia). Libri pubblicati dalla Kaos edizioni.