L’erba di Bob Marley

 


James Federici [a cura di]
L’erba di Bob Marley
978-88-7953-311-9 − pagg. 176 − € 16,00


 

Il profeta del reggae: interviste, ricordi e testimonianze.

«L’erba è il mezzo per la guarigione della nazione? Una volta che fumate l’erba, finite tutti per pensarla allo stesso modo. E se si pensa allo stesso modo, questo vuol dire che ci si può ritrovare sullo stesso sentiero. E se stiamo sullo stesso sentiero, vuol dire che ci stiamo unendo. Alcuni dicono: “Non fumate l’erba”. Loro non vogliono che siamo uniti, giusto?, così dicono: “Non fumate l’erba”… È vero! Quindi l’erba è il mezzo per la guarigione della nazione, e la gente deve procurarsela per questo scopo. Vogliono fumarla? Lasciategliela fumare. Vogliono usarla nel bollitore per farci il tè? Lasciateglielo fare. Vogliono vaporizzarla o mangiarla, lo facciano pure, devono lasciarglielo fare! Vero, verissimo. Sì, dai, proprio per questo io dico che in giro avete un sacco di negozio di liquori, e visto che sapete che l’uomo fuma, avete una quantità di sigarette. E però non vogliono che si fumi l’erba: e perché mai? Visto che, come ben sai, l’alcol ti uccide, mentre l’erba ti rafforza! Già, l’erba ti rende vivo. Tra le persone che conosco, quelle che fumano erba sono quelle che vivono più a lungo! Jah lo sa! È vero, è verissimo! I fumatori di erba vivono più a lungo su questa terra: vero, verissimo! Conosco un uomo da quando eravamo molto giovani e abbiamo cominciato a fumare erba insieme, e via via che siamo cresciuti l’ho osservato per vedere se cambiava, e invece lui è uguale identico a allora! È rasta, sai?» [1979]

Sex Pistols Live Show

 


William Mandel [a cura di]
Sex Pistols Live Show
978-88-7953-310-2 − pagg. 174 − € 16,00


 

Cronache, interviste, dichiarazioni, testimonianze: tutto sulla punkband più famosa del mondo. Da Anarchy in the Uk, a God Save the Queen, a Never Mind the Bollocks, l’epopea punk dei Sex Pistols raccontata dai protagonisti: Paul Cook, Steve Jones, Glen Matlock, Johnny Rotten, Sid Vicious, Warwick Nightingale, Malcolm McLaren.

Daily Mirror”, 6 dicembre 1976

«I Sex Pistols ieri sera a Leeds si sono nuovamente dedicati alla loro specialità: fare danni. I quattro del gruppo punk-rock hanno infatti devastato la hall di un hotel di lusso, sradicato piante ornamentali, gettando i vasi delle piante per la sala spandendone la terra sui tappeti.

Il vandalismo all’hotel a quattro stelle Dragonara di Leeds è stato il preludio al concerto punk che si terrà stasera in città. Dieci spettacoli programmati per altre città sono stati annullati dagli organizzatori, preoccupati dopo che la scorsa settimana il provocatorio gruppo ha infierito alla tv contro milioni di telespettatori […]. I Pistols hanno sostenuto di essere stati provocati dai giornalisti. È la stessa storia di quando sbalordirono gli spettatori del programma televisivo “Today”: accusarono l’intervistatore Bill Grundy di averli provocati a pronunciare oscenità.

Lo spettacolo di stasera avrà luogo al Politecnico di Leeds. Il manager del gruppo, Malcolm McLaren, ha detto che il pezzo forte sarà una canzone che comincia con le parole: “Dio benedica la Regina e il suo regime fascista”…».

Jim Morrison Wanted!

 


William Mandel [a cura di]
Jim Morrison Wanted!
978-88-7953-306-5 − pagg. 272 − € 18,00


Ribellioni, canzoni, erezioni, imprecazioni, incisioni, esibizioni, trasgressioni, show, sbronze, provocazioni, allucinazioni, repressioni, sballi, masturbazioni, poesie, invettive… L’epopea morrisoniana nei Doors.

Battiato. Niente è come sembra


Gianni Castiglioni [A cura di]
BATTIATO. Niente è come sembra
Parole e musiche, cronache e interviste.
978-88-7953-305-8 − pagg. 192 − € 17,00


Questo libro ripercorre cinquant’anni di attività musicale e artistica di Franco Battiato. A una dettagliata cronologia biografica, segue una antologia di interviste e di dichiarazioni pubbliche del musicista-cantante-regista siciliano, a partire dai primi anni Ottanta. Pagine indispensabili per conoscere il divenire umano e artistico e gli interessi culturali di Battiato, e per apprezzarne fino in fondo, e in maniera compiuta, la proposta artistica.

«Come arriverò al Duemila? Non lo so. Citerei, a braccio, da una bellissima poesia del persiano Omar Khayyam: “Due giorni ho cancellato dalla mia testa: il giorno che è passato, e quello che verrà”… Non mi sento affatto vecchio. Ci sono certi che a 18 anni sono già bigotti! Essere giovani è una conquista della mente, non una cosa anagrafica» [1998]

«L’arte è qualcosa di sublime. Non possiamo considerare la musica come una colonna sonora per amori spezzati… La musica è una lingua in codice che ha il potere di trasportarti in mondi che non hai mai conosciuto… Il rapporto col pubblico non mi ispira né mi lusinga. La retorica rock non mi sfiora… L’Italia è un Paese incivile governato da ladri, questa Italia fa schifo». [2012]

«Nascere esseri umani è un grande privilegio, abbiamo il libero arbitrio. Anche se ho visto cani molto più spirituali di tanti uomini… Ho avuto molte storie [sentimentali], non tutte lunghe, ma al matrimonio non ho mai pensato – la sola idea mi fa venire voglia di spararmi». [2015]

Vasco Rossi picture show

 


Betty Shapiro [A cura di]
VASCO ROSSI PICTURE SHOW
978-88-7953-303-4 − pagg. 316 − € 20,00


 

Trent’anni e più di Vasco Rossi rocker all’italiana, attraverso le cronache giornalistiche. Gli insulti del perbenista Nantas Salvalaggio («Quel drogato… povero guitto da suburra»), e la replica della mamma di Vasco. La colpa di Alfredo, la vita spericolata e le bollicine. L’arresto, il carcere e la mite condanna per detenzione di cocaina. I tour trionfali, le interviste a ruota libera, il grande successo discografico e l’isteria di massa. La doppia paternità accertata dal dna, e un terzo figlio con la compagna Laura. La “vita morigerata” di fine anni Novanta: marito e padre con un «progetto di famiglia». I concerti oceanici negli stadi, e la “notte brava” nella discoteca di Jesolo. Lo splendido cinquantenne, la laurea honoris causa e la testa di Zocca. La difficile estate del 2011, e Ligabue «bicchiere di talento in un mare di presunzione». La depressione, i seri problemi di salute, e la passione per Facebook. La battaglia antiproibizionista in tema di droga, e il ritorno sulle scene nel 2014 («Resto il numero uno, ma anche il due e il tre»). La visita della Guardia di finanza, e la battaglia legale sulla privacy del Blasco…

Leggi un brano

Obladì-obladà. Le interviste dei Beatles 1962-1968

 


William Mandel [a cura di]
OBLADÌ-OBLADÀ. LE INTERVISTE DEI BEATLES 1962-1968
978-88-7953-291-4 − pagg. 340 − € 20,00


Antologia delle interviste e delle conferenze-stampa dei Beatles (John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr), pubblicate dai giornali e diffuse da tv e radio negli anni dal 1962 al 1968.

La prima intervista radiofonica – Monty Lister, Radio Clatterbridge, 27 ottobre 1962:

Stasera abbiamo il grande piacere di salutare un gruppo emergente del Merseyside, i Beatles. Conosco soltanto i loro nomi…

Dunque, tu sei John Lennon, vero? Che ruolo hai nella band? «Suono l’armonica e la chitarra ritmica, e interpreto le parti vocali… come le chiamano».

Poi c’è Paul McCartney. E tu cosa fai? «Suono il basso e… canto, almeno secondo me… lo chiamano così, vero?».

Poi c’è George Harrison: «Buongiorno, eccomi… Io sono chitarrista solista e provo a cantare».

E laggiù c’è Ringo Starr. Tu sei nuovo della band, vero Ringo? «Sì, umm, oggi fanno nove settimane… Sono il batterista!».

Pink Floyd. Ummagumma

 


James Federici [a cura di]
Pink Floyd Ummagumma
978-88-7953-301-0 − pagg. 318 − € 20,00


 

Syd Barrett: «Io mi considero un pittore. C’è stato un momento in cui mi sono dedicato alla musica perché mi sembrava la cosa migliore da fare, ma dentro di me volevo dedicarmi soprattutto alla pittura… Comunque mi piace fare canzoni eccitanti e colorite. Non sono molto bravo a cantare, però mi piace farlo, e mi piace scrivere delle esperienze che faccio. Alcune sono così forti da risultare quasi assurde…».
Roger Waters: «Non mi interessa quello che vuole l’industria discografica: io non scrivo musica per i discografici, ma per il pubblico. Sono quelli che mi ascoltano, che mi fanno capire se il mio lavoro ha o no un senso».
David Gilmour: «Volevo suonare il blues, ma quando i Pink Floyd mi hanno chiesto di suonare con loro non potevo non accettare: mi sono trovato davanti una band in difficoltà per le condizioni di Syd, ma musicalmente era come avere davanti un foglio bianco, sul quale creare fantastici nuovi suoni».
Richard Wright: «Non tentiamo di vendere noi stessi, ma soltanto la nostra musica. Abbiamo adottato questa linea di condotta fin dall’inizio. Non abbiamo mai avuto un agente pubblicitario e non ne abbiamo mai sentito il bisogno. Non andiamo alle feste mondane, così come non frequentiamo i locali di Londra. Per strada la gente non ci riconosce, e se anche lo facesse non sarebbe un problema».
Nick Mason: «I Pink Floyd non sono mai stati una band che fa leva sul sesso: noi non ci mettiamo a saltellare qua e là per il palco, con il pacco bene in vista! I nostri fan non ci hanno mai considerato sexy – salvo il pubblico di Belfast che, chissà perché, appena ci ha visto è andato in delirio».

Led Zeppelin. Forever

 


Alex Romeo [a cura di]
LED ZEPPELIN FOREVER
978-88-7953-300-3 − pagg. 256 − € 18,00


 

Jimmy Page: «Mi sono sempre sentito in debito verso il rock… Mi ci sono dedicato fin da giovanissimo, perché quei suoni mi hanno fatto scattare qualcosa dentro, e mi hanno fatto provare la voglia di farne parte anch’io. Era un’emozione, e mi faceva venire i brividi alla schiena… Oggi sono ancora alla ricerca di un angelo con un’ala spezzata. Non si trovano molto facilmente, di questi tempi».
Robert Plant: «Mi sono definito con l’espressione “re del rock del cazzo” perché una volta mi è capitato di vedere il mio uccello e i miei coglioni in primo piano su un giornale di New York… Comunque, non rinnego niente».
John Paul Jones: «La prima volta abbiamo suonato insieme in una stanzetta di Gerrard Street, a Chinatown, e il poco spazio era talmente ingombro di amplificatori che non riuscivamo a muoverci… Jimmy cominciò a suonare il riff di Train Kept A-Rollin’: quando partimmo tutti quanti, la stanza sembrò sul punto di esplodere».
John “Bonzo” Bonham: «Il gruppo funzionava così bene che di punto in bianco abbiamo deciso di ricominciare da capo con un nuovo nome: a Keith Moon è venuto in mente Led Zeppelin, però nessuno ci proponeva un ingaggio decente – ci offrivano 25 sterline a serata. Quindi siamo andati negli States a fare il primo tour, e boom!».
Richard Cole [road manager Usa degli Zeppelin]: «Gli abusi di sostanze varie cominciarono durante il pri mo tour, e a passo di carica… L’alcol diventò il nostro primo compagno di viaggio. Girava anche parecchia marijuana, e a volte ci facevamo qualche sniffata di coca… Fin dai primissimi anni, i tour dei Led Zeppelin erano inzuppati dall’alcol – champagne, birra, vino, whisky, gin – e farciti di droghe».

Paul Mccartney Story

 

 


Mark Addams [a cura di]
PAUL MCCARTNEY STORY
978-88-7953-284-6 − pagg. 254 − € 18,00


Cronologia biografico-artistica, antologia di interviste e dichiarazioni: l’ex Beatle si racconta, 1962-2014.

«Da ragazzino volevo diventare un musicista, e mio padre, che era un appassionato di musica bandistica, mi aveva regalato una tromba. Avevo cominciato a studiare quello strumento, ma dopo un po’ avevo smesso: mi faceva troppo male la bocca, e mi ero reso conto che in realtà io volevo cantare, e cantare con quella cosa incollata alle labbra era impossibile… Allora, poco prima che la chitarra diventasse lo strumento, avevo deciso di diventare chitarrista, perché così potevo suonare e cantare».
«Elvis è stato un genio, e io l’ho sempre amato. Compravo tutti i suoi dischi, da Blue Suede Shoes a Heartbreak Hotel, e li riascoltavo di continuo, fino a consumarli: impazzivo veramente per la voce di Elvis».
«Da ragazzi andavamo a masturbarci a casa di Nigel, a Woolton. Restavamo tutta la notte, ci sedevamo in poltrona, spegnevamo le luci, e ci masturbavamo alla grande. C’era sempre qualcuno che diceva: “Brigitte Bardot! Oooh!”, e quel nome ci manteneva l’eccitazione; poi qualcun altro, credo che fosse John, diceva: “Winston Churchill!”, e a quel punto l’erezione svaniva all’istante».
«Avevo parecchia paura delle droghe, dato che avevo avuto una madre infermiera, perciò ci andavo sempre cauto. Direi che sia stato un bene, visto come giravano le cose, perché ti capitava di ritrovarti in posti in cui qualcuno ti chiedeva: “Vuoi sniffare un po’ di eroina?”, al che io rispondevo: “Sì, ma solo un po’”… Mi muovevo sempre come se stessi attraversando un campo minato, e credo che questo atteggiamento mi abbia salvato, perché non ci avrei messo niente a diventare tossicodipendente».

 

Amy Winehouse show

 

 


Betty Shapiro [a cura di]
AMY WINEHOUSE show
978-88-7953-282-2 − pagg. 160 − € 14,00


Cronologia biografico-artistica, antologia di interviste e dichiarazioni: il testamento di Amy Winehouse (1983-2011), la regina del soul.

Qual è la tua più grande paura? «Di morire vecchia, o di non incontrare mai Tony Bennett».
Quando sei stata più felice? «Ieri sera sul palco».
Immobili a parte, qual è la cosa più costosa che hai comprato? «Il mio cuore, che ho ricomprato da qualcuno che magari se lo meritava e magari no. Mi è costato parecchio».
Quali persone viventi ammiri di più? «Nessuno. Siete tutti dei bastardi».
Qual è l’aspetto che più detesti in te stessa? «La volubilità, e l’aggressività».
Qual è l’aspetto che più detesti negli altri? «La doppiezza e la negatività».
Quale superpotere vorresti avere? «La supersessualità».
Cosa ti piace meno del tuo aspetto? «A volte vorrei che le mie tette fossero più grosse, però mi piaccio come sono».
Qual è il tuo vizio più sgradevole? «Ho la sbronza triste e cattiva».
Qual è il tuo profumo preferito? «Benzina e lacca per capelli».
Che effetto ti fa l’amore? «L’effetto di una malattia che mi consuma in eterno».
Quale cosa potrebbe migliorare la qualità della tua vita? «Più sesso e più palestra».
Come vorresti essere ricordata? «Come una persona autentica».
Dicci un segreto. «Ho una cotta per la mia corista».
Qual è la lezione più importante che ti ha insegnato la vita? «Che si imparano cose ogni giorno, e che la vita è breve».

 

Fabrizio De André. Via del campo

 

 


Gianni Castiglioni [A cura di]
FABRIZIO DE ANDRÉ. VIA DEL CAMPO
Parole e musica, cronache e ricordi.
978-88-7953-288-4 − pagg. 210 − € 16,00


Questo libro è per conoscere o ricordare il cantautore genovese Fabrizio De André (1940-1999).
Nella prima parte (“La buona novella”) sono raccolti frammenti di interviste e dichiarazioni pubbliche del cantautore riportate dalla stampa nazionale dagli anni Sessanta fino ai Novanta. Citazioni che nell’insieme tratteggiano un profilo biografico di De André, e il suo divenire artistico, in maniera attendibile.
La seconda parte di questo libro (“La cattiva strada”) è una breve antologia di materiale documentale – brani autografi, articoli, testimonianze, interviste, ecc. – che approfondiscono vari aspetti della vita di De André: biografici e artistici, musicali e personali, politici e culturali.
«Leggo che mi si sta beatificando. Con l’aiuto di innumerevoli miei simili vivi e morti, ho fatto qualche buona canzone, un discreto romanzo e numerosi concerti godibili – se bastasse per essere beatificati! Credo che padre Pio si sia fatto un lunghissimo quanto nobilissimo culo per ottenere il riconoscimento… Sono gaudente, inaffidabile e vigliacco come la maggior parte dei miei simili, titoli che non ritengo idonei a beatificazioni o statue equestri» [1998]

 

Elvis proibito

 


Philip Avon
ELVIS PROIBITO
978-88-7953-287-7 − pagg. 232 – € 18,00


Le pagine più scabrose della biografia del re del rock’n’roll.

Le vicende biografiche, pubbliche e private, del re del rock’n’roll Elvis Presley (1935-1977), narrate in base alle ricerche, alle analisi e alle ricostruzioni dei suoi più au­torevoli biografi: Jerry Hopkins, Albert Goldman e Peter Guralnick.
Le umili origini familiari di Elvis, e l’esplosione del suo scandaloso rock’n’roll che spaventò l’America benpensan­te. Lo straordinario successo discografico, il divismo tra­sgressivo e il servizio militare in Germania. Le decine di film musicali (“Elvis movies”), e l’improvvisa mutazione da sex symbol a cantante sentimentale. La vita privata tor­mentata da una sessualità edipica e dalla tossicodipenden­za. Il drammatico declino personale e artistico, fisico e psi­cologico, e la morte a 42 anni. Tutte le pagine più scabrose della biografia del leggendario “Elvis the Pelvis”.
Con alcuni documenti provenienti dagli archivi dell’Fbi-Federal Bureau of Investigation, con varie interviste e testimonianze, e con le memorie dell’ex moglie del re del rock’n’roll Priscilla Beaulieu.

 

QUEEN. Radio Ga-ga

 


Mark Addams [a cura di]
QUEEN. Radio Ga-ga
Cronistoria, interviste, ricordi.
978-88-7953-295-2 pagg. 240 € 18,00


 

Cronistoria dei Queen, dal 1970 alla morte di Freddie Mercury (novembre 1991). Antologia delle principali interviste a Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, a partire dal 1973. La testimonianza di Jim Hutton (dal 1985 amante e convivente di Mercury), e i ricordi di Brian May.

Mary Turner (“Off the Record”), maggio 1986.
John, ho sentito raccontare di sfuriate in studio, tra di voi… «Oh, certo, a volte ce ne sono… Però dopo siamo sempre in grado di guardarci in faccia il giorno dopo, di parlare d’altro e di andare oltre».
Roger, prima di salire sul palco segui qualche rituale personale? «Sì, mi calo due bicchieri di Scotch, tutto qui – due: né uno di più, né uno di meno. E funziona, è una cosa che mi rende aggressivo al punto giusto».
Brian: l’anno scorso hai creato una chitarra da commercializzare, giusto? «È vero, la chitarra Guild è una copia della mia, quella che uso da anni e che mio padre mi ha costruito vent’anni fa… Hanno fatto un ottimo lavoro, peccato che il modello commerciale sia troppo caro…».
Freddie: è buffo che dopo tutti questi anni continuate a ricevere brutte stroncature dalla stampa. «Mi pare che abbiamo imparato a convivere con questa realtà… Per essere sincero non me ne frega niente. Io non mi lascerò mai deprimere né influenzare dalla stampa…».

 

Bruce Springsteen Live

 


Teddy Clarke [a cura di]
BRUCE SPRINGSTEEN LIVE
Il Boss si racconta.
978-88-7953-297-6 − pagg. 208 − € 16,00


   «Durante lo scorso inverno ho scritto come un matto. Dovevo farlo. Non avevo un soldo, nessun posto dove andare, nient’altro da fare. Non conoscevo molte persone. Faceva freddo, e così scrivevo parecchio – e se non lo facevo mi sentivo in colpa. Un tremendo senso di colpa, come se mi fossi masturbato. Terribile!» [1972]

   «Penso spesso a Elvis Presley e a tutto quello che gli è capitato. Le richieste che questa professione ti fa sono davvero irragionevoli. È veramente strano andare là fuori e avere a che fare con persone che ti considerano come una specie di Babbo Natale o di uovo di Pasqua». [1985]

   «Ero infelice. I miei rapporti sentimentali finivano sempre male – non riuscivo ad avere una relazione con una donna. E poi non capivo perché ero così pieno di soldi e non sapevo come spenderli… Per un po’ me la sono passata davvero male. Finché mi sono reso conto che la mia vera vita aspettava ancora di essere vissuta: l’amore, il dolore, la speranza, la tristezza…» [1992]

   «Da ragazzo appartenevo a quella che si può chiamare controcultura, anche se forse io ne rappresentavo la parte più moderata – non ho mai fatto uso di droghe. D’altronde vivevo in una piccola cittadina, dove c’erano dei divieti praticamente su tutto». [1999]

   «Il fatto di aver compiuto 66 anni non mi è sembrato così bello. Devi semplicemente esserne consapevole e andare avanti. Cos’altro puoi fare?» [2016]