Sex Pistols Live Show

 


William Mandel [a cura di]
Sex Pistols Live Show
978-88-7953-310-2 − pagg. 174 − € 16,00


 

Cronache, interviste, dichiarazioni, testimonianze: tutto sulla punkband più famosa del mondo. Da Anarchy in the Uk, a God Save the Queen, a Never Mind the Bollocks, l’epopea punk dei Sex Pistols raccontata dai protagonisti: Paul Cook, Steve Jones, Glen Matlock, Johnny Rotten, Sid Vicious, Warwick Nightingale, Malcolm McLaren.

Daily Mirror”, 6 dicembre 1976

«I Sex Pistols ieri sera a Leeds si sono nuovamente dedicati alla loro specialità: fare danni. I quattro del gruppo punk-rock hanno infatti devastato la hall di un hotel di lusso, sradicato piante ornamentali, gettando i vasi delle piante per la sala spandendone la terra sui tappeti.

Il vandalismo all’hotel a quattro stelle Dragonara di Leeds è stato il preludio al concerto punk che si terrà stasera in città. Dieci spettacoli programmati per altre città sono stati annullati dagli organizzatori, preoccupati dopo che la scorsa settimana il provocatorio gruppo ha infierito alla tv contro milioni di telespettatori […]. I Pistols hanno sostenuto di essere stati provocati dai giornalisti. È la stessa storia di quando sbalordirono gli spettatori del programma televisivo “Today”: accusarono l’intervistatore Bill Grundy di averli provocati a pronunciare oscenità.

Lo spettacolo di stasera avrà luogo al Politecnico di Leeds. Il manager del gruppo, Malcolm McLaren, ha detto che il pezzo forte sarà una canzone che comincia con le parole: “Dio benedica la Regina e il suo regime fascista”…».

Esecuzione con depistaggi di Stato


Luciana Alpi
ESECUZIONE CON DEPISTAGGI DI STATO
978-88-7953-308-9 − pagg. 314 − € 20,00


L’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin,
e le manovre per nascondere killer e mandanti.

 

«Il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, vennero uccisi con una esecuzione mia figlia Ilaria Alpi (giornalista della Rai-tv) e il cineoperatore Miran Hrovatin. Da quel giorno si sono susseguite commissioni governative e parlamentari, il lavorìo di 5 diversi magistrati, svariati processi, ma è stata una specie di terribile messinscena inutile. Fra omertà, depistaggi, manovre e veleni, si è arrivati al punto di condannare e incarcerare per 16 anni un innocente (Omar Hassan Hashi), pur di coprire killer, mandanti e movente del doppio delitto di Mogadiscio.

Il 19 ottobre 2016 la Corte di appello di Perugia ha perlomeno rimediato allo scandalo aggiuntivo, scarcerando l’incolpevole Omar Hassan Hashi. E nelle motivazioni della sentenza, i giudici perugini hanno scritto di “attività di depistaggio di ampia portata” culminata appunto nella condanna del “capro espiatorio” Omar Hassan. In pratica, la sentenza parla di un falso testimone prezzolato, protetto e manovrato da settori di apparati dello Stato italiano, per far condannare un innocente, allo scopo di depistare la ricerca della verità sul delitto Alpi-Hrovatin.

Per tenere vivo il ricordo dei fatti, pubblico questo testo che li riassume. Alla riedizione del libro-inchiesta , segue una breve rassegna stampa, e infine il testo integrale delle motivazioni della sentenza della Corte di appello di Perugia. A futura memoria».

Luciana Alpi


Il libro segreto di Adolf Hitler


A cura di Giorgio Galli
IL LIBRO SEGRETO DI ADOLF HITLER
978-88-7953-304-1 − pagg. 294 − € 20,00


«Mentre Mein Kampf fu revisionato per la pubblicazione, questo libro non venne mai ritoccato. Riflette il vero Hitler, ed è perciò ancora più importante per lo studio del nazismo»

GERHARD L. WEINBERG


«Questo testo, scomparso per molto tempo, è il secondo libro hitleriano, oppure il terzo se si considerano singolarmente i due volumi del Mein Kampf. È accertato che Hitler dettò almeno una parte di quest’opera nel maggio del 1928, e un’altra parte è identica a un discorso pronunciato dal futuro Führer a Berlino il 13 luglio 1928.
Hitler dettò questo testo direttamente all’editore Max Amann, e ne vennero fatte due copie, delle quali solo una è stata ritrovata. Hitler impartì l’ordine tassativo che quest’opera fosse mantenuta segreta, e nel 1935 il manoscritto fu collocato in un rifugio antiaereo. Nel 1945 il documento venne sequestrato da un ufficiale americano… Nel 1958 Gerhard L. Weinberg rintracciò il testo hitleriano presso l’United States Records Center di Alexandria, in Virginia (Usa).
Queste pagine non sono solo una ripetizione di quanto scritto nel Mein Kampf, e il loro valore di documento storico è anche nelle argomentazioni, nei dettagli e nelle sfumature. Di particolare interesse sono le dissertazioni hitleriane sulla Russia, sugli Stati Uniti e sull’esercito tedesco… È fatale che le parti più interessanti del libro “segreto” trattino di questi tre argomenti, poiché la Wehrmacht, la Russia e gli Stati Uniti d’America saranno alla base dei più gravi errori del Führer, errori fatali per le fortune del Terzo Reich».

TELFORD TAYLOR


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Nota editoriale


Jim Morrison Wanted!

 


William Mandel [a cura di]
Jim Morrison Wanted!
978-88-7953-306-5 − pagg. 272 − € 18,00


Ribellioni, canzoni, erezioni, imprecazioni, incisioni, esibizioni, trasgressioni, show, sbronze, provocazioni, allucinazioni, repressioni, sballi, masturbazioni, poesie, invettive… L’epopea morrisoniana nei Doors.

Battiato. Niente è come sembra


Gianni Castiglioni [A cura di]
BATTIATO. Niente è come sembra
Parole e musiche, cronache e interviste.
978-88-7953-305-8 − pagg. 192 − € 17,00


Questo libro ripercorre cinquant’anni di attività musicale e artistica di Franco Battiato. A una dettagliata cronologia biografica, segue una antologia di interviste e di dichiarazioni pubbliche del musicista-cantante-regista siciliano, a partire dai primi anni Ottanta. Pagine indispensabili per conoscere il divenire umano e artistico e gli interessi culturali di Battiato, e per apprezzarne fino in fondo, e in maniera compiuta, la proposta artistica.

«Come arriverò al Duemila? Non lo so. Citerei, a braccio, da una bellissima poesia del persiano Omar Khayyam: “Due giorni ho cancellato dalla mia testa: il giorno che è passato, e quello che verrà”… Non mi sento affatto vecchio. Ci sono certi che a 18 anni sono già bigotti! Essere giovani è una conquista della mente, non una cosa anagrafica» [1998]

«L’arte è qualcosa di sublime. Non possiamo considerare la musica come una colonna sonora per amori spezzati… La musica è una lingua in codice che ha il potere di trasportarti in mondi che non hai mai conosciuto… Il rapporto col pubblico non mi ispira né mi lusinga. La retorica rock non mi sfiora… L’Italia è un Paese incivile governato da ladri, questa Italia fa schifo». [2012]

«Nascere esseri umani è un grande privilegio, abbiamo il libero arbitrio. Anche se ho visto cani molto più spirituali di tanti uomini… Ho avuto molte storie [sentimentali], non tutte lunghe, ma al matrimonio non ho mai pensato – la sola idea mi fa venire voglia di spararmi». [2015]

Hitler e il nazismo magico

 


Giorgio Galli
HITLER E IL NAZISMO MAGICO
978-88-7953-302-7 − pagg. 446 − € 25,00


Nella storia del nazismo oggi complessivamente nota sono rimasti alcuni aspetti oscuri che gli stessi storici definiscono “enigmi”. Perché Hitler attaccò la Polonia, convinto che l’Inghilterra non sarebbe intervenuta? Perché Rudolf Hess si recò in Inghilterra alla vigilia dell’attacco all’Urss? E perché quella aggressione, quando lo stesso Hitler aveva sempre escluso, dal Mein Kampf in poi, il doppio impegno in una guerra su due fronti (già costata alla Germania la sconfitta nel primo conflitto mondiale)? Le risposte a questi enigmi possono essere trovate nella occulta philosophia che caratterizzò la formazione culturale del Führer e di una parte dell’élite nazista – formazione esoterica descritta e spiegata in queste pagine.
La seconda parte di questo saggio comprende una traccia di storia della cultura esoterica, e due argomentate prospettazioni. La prima, che l’avvento di Hitler alla Cancelleria del Reich sia stato un approdo atteso dai circoli esoterici dell’intera Europa. La seconda, che quei tedeschi permeati di occulta philosophia i quali avevano contribuito all’avvento di Hitler, originarono poi, con la preparazione e lo scoppio del conflitto 1939-1945, un “partito esoterico della pace”, convergente con quello inglese (definito dalla storiografia britannica non conformista “partito aristocratico della pace”).

GIORGIO GALLI (Milano 1928), politologo e saggista, con la Kaos edizioni ha pubblicato: Affari di Stato (1991); Storia del Pci (1993); Il partito armato (1993); Cromwell e Afrodite (1995); In difesa del comunismo nella storia del XX Secolo (1998); Passato prossimo (2000); L’impero americano e la crisi della democrazia (2002); Il prezzo della democrazia (2003); Appunti sulla New Age (2003); Non credo (2006); Storia della Dc (2007); Mussolini: il destino a Milano (2008); Pasolini comunista dissidente (2010); Il golpe invisibile (2015).

Nei boschi in riva al lago

 


Henry D. Thoreau
NEI BOSCHI IN RIVA AL LAGO
978-88-7953-289-1 − pagg. 180 − € 16,00


Nel presente breviario sono raccolti frammenti, aforismi, annotazioni sulla tematica naturalistica, ricavati dalle prin­cipali opere di Thoreau: Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack; Walden. Vita nei boschi; I boschi del Maine; Storia naturale del Massachusetts; Diari. In ap­pendice, segue il testo di Mele selvatiche, breve saggio che Thoreau pubblicò su “Atlantic Monthly” nel 1862, l’anno della sua morte.

«Mentre sto seduto alla finestra, in questo pomeriggio estivo, alcuni falchi volteggiano sopra la mia radura. Le grida dei piccioni selvatici, che volano insieme a due o tre solcando il mio campo visivo, o che irrequieti stanno appollaiati sui rami dei pini bianchi dietro casa mia, danno voce all’aria. Un falco pescatore increspa la vitrea superficie del lago, e risale con un pesce tra gli artigli. Una martora scivola fuori dalla palude, e furtiva azzanna una rana vicino alla riva. Il larice si piega sotto il peso degli uccelli di palude che svolazzano qua e là». H.D.T.

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Vasco Rossi picture show

 


Betty Shapiro [A cura di]
VASCO ROSSI PICTURE SHOW
978-88-7953-303-4 − pagg. 316 − € 20,00


 

Trent’anni e più di Vasco Rossi rocker all’italiana, attraverso le cronache giornalistiche. Gli insulti del perbenista Nantas Salvalaggio («Quel drogato… povero guitto da suburra»), e la replica della mamma di Vasco. La colpa di Alfredo, la vita spericolata e le bollicine. L’arresto, il carcere e la mite condanna per detenzione di cocaina. I tour trionfali, le interviste a ruota libera, il grande successo discografico e l’isteria di massa. La doppia paternità accertata dal dna, e un terzo figlio con la compagna Laura. La “vita morigerata” di fine anni Novanta: marito e padre con un «progetto di famiglia». I concerti oceanici negli stadi, e la “notte brava” nella discoteca di Jesolo. Lo splendido cinquantenne, la laurea honoris causa e la testa di Zocca. La difficile estate del 2011, e Ligabue «bicchiere di talento in un mare di presunzione». La depressione, i seri problemi di salute, e la passione per Facebook. La battaglia antiproibizionista in tema di droga, e il ritorno sulle scene nel 2014 («Resto il numero uno, ma anche il due e il tre»). La visita della Guardia di finanza, e la battaglia legale sulla privacy del Blasco…

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La maledizione di Victor Frankenstein

 


Peter Douglas
LA MALEDIZIONE DI VICTOR FRANKENSTEIN
978-88-7953-292-1 − pagg. 160 − € 15,00


La scrittrice britannica Mary Shelley (1797-1851) – figlia dei fi­losofi Mary Wollstonecraft e William Godwin, e moglie del poeta Percy Bysshe Shelley – pubblicò Frankenstein, or the modern Prome­theus (Frankenstein, o il moderno Prometeo) nel 1818, all’età di vent’anni. Concepito quasi per gioco, il romanzo ottenne un tale suc­cesso che le procurò un’imperitura fama letteraria.

In questa nuova versione del celeberrimo Frankenstein, il giova­ne scrittore inglese Peter Douglas si è cimentato in una generale “revisione per sottrazione” del testo originario, apportando alla trama alcune variazioni tese ad accentuarne i molteplici assunti tematici.

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Remake. Nuove traduzioni, trame inedite, altri personaggi: i migliori romanzi classici restaurati, rinnovati, riscritti.

La fica di Benigni

 

 


Lorenzo Ruggiero [a cura di]
LA FICA DI BENIGNI
978-88-7953-286-0 − pagg. 178 − € 16,00


Comicità, satira, dissacrazione: breve storia divertita del giullare, attore e regista toscano.

Ha rivoluzionato la comicità nazionale con “l’inno alla fica” in tv e al cinema: «Ma cosa c’avete voi donne che attira così l’omo?!… Cosa c’avete in quella zona là, me lo devi dire. Giusto per sapere, che c’hai… l’autostrada Firenze mare, la galleria del Monte Bianco… Mi piace, ma mi piace proprio parecchio… poi ce l’hai in un punto così difficile… Ma chi te l’ha data, quella cosa là?… Se ce l’avessi io una cosa così… Se ce l’avessi io… Io pensavo di essere il più bello che la natura poteva fare, e mi vedo quella cosa, mi manca proprio tutto. Senza quella cosa là… Perché non me la presti?…». Poi ha vinto l’Oscar col film La vita è bella, ed è ormai diventato una specie di monumento nazionale.
È il giullare, satiro, attore e regista toscano Roberto Benigni, qui raccontato a partire dai lontani esordi come “Cioni Mario di Gaspare fu Giulia”, fino alla sua consacrazione di cantore della Costituzione della Repubblica Italiana e dei Dieci comandamenti.
«Prima dei Dieci comandamenti, che basterebbero senza ulteriori leggi, il Signore ne aveva dati due a voce che non ha seguito nessuno ed erano i più facili del mondo: crescete e moltiplicatevi. Cioè mangiate e fate all’amore. Ancora oggi ci sono ordini religiosi che fanno castità e digiuno. Voglio vedere cosa gli dicono quando ci si trovano davanti. Il Signore gli dirà: “Forse non mi sono spiegato bene”».

LORENZO RUGGIERO (Milano 1961) ha curato, fra l’altro, le pubblicazioni di tematica teatrale Fabulazzo di Dario Fo, e Grillo da ridere (per non piangere).

 

Uccelli migratori

 

 


Hermann Bullock
UCCELLI MIGRATORI
978-88-7953-279-2 − pagg. 154 − € 13,00

Remake del romanzo Gioventù senza Dio di Ödön von Horváth.

Nella Germania di metà anni Trenta un professore liceale di 34 anni assiste costernato, attraverso il rapporto conflittuale con i suoi studenti di ceto piccolo-borghese, al consolidamento sociale della cultura nazionalsocialista. Quei suoi studenti incarnano infatti la “nuova gioventù” hitleriana che si nutre di militarismo, razzismo e conformismo. E rappresentano la negazione pratica dei “Wandervögel” (“Uccelli migratori”), il movimento giovanile libertario e naturista, antiborghese e spiritualista, sorto in Germania tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, del quale il professore da ragazzo aveva fatto parte.
Durante un campeggio paramilitare in una località boschiva ai piedi delle montagne (uno scenario tipico dei Wandervögel), il professore assiste a una tresca amorosa fra un suo allievo e una giovane emarginata. Ma tutto degenera quando uno degli studenti scompare e viene ritrovato ucciso nella boscaglia. La ricerca del colpevole e del movente trasforma la narrazione in un giallo scandito da numerosi colpi di scena. E proprio la necessità di salvare uno studente accusato ingiustamente del delitto, identificando il vero assassino, darà al professore il coraggio di superare ogni ambiguità e di uscire allo scoperto, fino a lasciare la Germania hitleriana.
Lo scrittore Hermann Hesse (1877-1962), nel consigliare la lettura del romanzo di Ödön von Horváth, lo definì «un racconto grandioso, che illumina in maniera cruda lo stato morale del mondo».


Remake. Nuove traduzioni, trame inedite, altri personaggi: i migliori romanzi classici restaurati, rinnovati, riscritti.

 

Checco cialtrone

 

 


Lucio Giunio Bruto
CHECCO CIALTRONE
978-88-7953-290-7 − pagg. 164 − € 15,00


È il genio della comicità nazionale, celebrato dai media italici e consacrato da tre intellettuali doc (il giornalista culturale Pierluigi Battista, il critico tv Aldo Grasso, e il critico cinematografico Marco Giusti). È Luca Medici in arte Checco Zalone, il comicoattore pugliese idolatrato da 60 milioni di italiani, riverito dal mondo politico tutto e dalla Chiesa cattolica intera, divo cinetelevisivo dei record. Qui si raccontano tutti i prodigi artistici di Checco Zalone a colpi di zoccole e ricchioni, cazzi e fiche, bocchini e rasponi. Dal telecabaret di “Zelig”, alle pubblicazioni umoristiche; dai superfilm campioni d’incassi (Cado dalle nubi, Che bella giornata, Sole a catinelle, Quo vado?), alle parodie canzonettare (A me mi piace quella cosa, Grazie al cazzo, W le tette grosse, La Cacada, Bocchino rigato).

Aldo Grasso: «Nessuno come Zalone coltiva l’artigianato, i tempi comici azzeccati, l’alto e il basso che si mischiano». Pierluigi Battista: «Il fenomeno Zalone: quando la volgarità diventa arte sofisticata». Marco Giusti: «Il quarto film di Zalone è delizioso, attuale, graziosissimo, divertente, intelligente…».

Gli autori che si firmano con lo pseudonimo LUCIO GIUNIO BRUTO hanno scritto: Cicciobello del potere (1997, sul politico Francesco Rutelli); Vespaio (2005, sul telegiornalista Bruno Vespa); Bassezza reale (2006, su Vittorio Emanuele di Savoia); Volo basso (2012, su Fabio Volo); Attacco alla Costituzione (2014, sulle riforme del governo Renzi); Televergine Maria (2015, su Maria De Filippi).

 

Giro di vite

 

 


Philip Jenner
GIRO DI VITE
978-88-7953-280-8 − pagg. 162 − € 13,00

Remake del romanzo di Henry James.

Ambientato in una residenza di campagna nell’Inghilterra di fine Ottocento, il romanzo ha per protagonista una giovane istitutrice di umili origini, alle prese con un lavoro singolare: un gentiluomo londinese l’ha incaricata di occuparsi dei suoi due nipotini orfani, i quali vivono nella residenza di campagna accuditi da una governante e dalla servitù.
La dimora immersa nel verde è magnifica, i ragazzini sono bellissimi e adorabili, ma ben presto l’istitutrice assiste a sconvolgenti apparizioni: sono gli spettri dell’aitante domestico personale del padrone di casa, e della precedente istitutrice dei bambini – i due erano amanti dissoluti, hanno lavorato in quella stessa casa poco tempo prima, e sono morti entrambi in circostanze misteriose… Quando l’istitutrice si convince che i due spettri insidiano l’innocenza dei due bambini, oltre che la propria, ingaggia con loro una spasmodica lotta dall’esito drammatico.
Storia di fantasmi e di ossessioni, di nevrosi e follia, di paure che nascondono e alimentano desideri, raccontata in prima persona dalla stessa istitutrice (che ne sarà la vera vittima), la vicenda è un crescendo di tensioni e allucinazioni che ha fatto del romanzo di Henry James un vero classico della letteratura gotica. In questo remake, un nuovo epilogo conferisce alla narrazione ulteriori suggestioni.


Remake. Nuove traduzioni, trame inedite, altri personaggi: i migliori romanzi classici restaurati, rinnovati, riscritti.

 

L’inferno del voyeur

 

 


Jacques Chevrillon
L’INFERNO DEL VOYEUR
978-88-7953-278-5 − pagg. 168 − € 13,00

Remake del romanzo L’inferno di H. Barbusse.

Parigi, primi anni del Novecento. Un uomo di trent’anni, arrivato dalla provincia nella capitale per ragioni di lavoro, prende alloggio in un albergo. Alienato e sfiduciato, angosciato e infelice, l’uomo sta vivendo una grave crisi esistenziale simboleggiata da una profonda solitudine. Quando si accorge che nella sua stanza, verso il soffitto, c’è un buco dal quale può vedere e ascoltare ciò che accade nella camera attigua, l’uomo si trasforma in un instancabile voyeur. Nella stanza accanto si susseguono personaggi e situazioni: dagli incontri erotici di amanti clandestini, ai primi approcci di due giovanissimi innamorati; dalle intimità di varie figure femminili, all’agonia di un facoltoso viaggiatore di mezza età, fino al parto di una giovane donna… L’uomo osserva e ascolta tutto, vivendo in pratica la vita degli altri. Nelle pagine di questo remake del romanzo di Henri Barbusse si alternano Eros e Thanatos, buio e luce, paradiso e inferno, in uno scorcio di alienazione esistenziale lirico e nichilista, dolente e allucinato, morboso e decadente. «Credo che attorno a noi, da ogni parte, non ci sia che una sola parola, la parola immensa che libera la nostra solitudine e denuda la nostra irradiazione: nulla».


Remake. Nuove traduzioni, trame inedite, altri personaggi: i migliori romanzi classici restaurati, rinnovati, riscritti.

 

Obladì-obladà. Le interviste dei Beatles 1962-1968

 


William Mandel [a cura di]
OBLADÌ-OBLADÀ. LE INTERVISTE DEI BEATLES 1962-1968
978-88-7953-291-4 − pagg. 340 − € 20,00


Antologia delle interviste e delle conferenze-stampa dei Beatles (John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr), pubblicate dai giornali e diffuse da tv e radio negli anni dal 1962 al 1968.

La prima intervista radiofonica – Monty Lister, Radio Clatterbridge, 27 ottobre 1962:

Stasera abbiamo il grande piacere di salutare un gruppo emergente del Merseyside, i Beatles. Conosco soltanto i loro nomi…

Dunque, tu sei John Lennon, vero? Che ruolo hai nella band? «Suono l’armonica e la chitarra ritmica, e interpreto le parti vocali… come le chiamano».

Poi c’è Paul McCartney. E tu cosa fai? «Suono il basso e… canto, almeno secondo me… lo chiamano così, vero?».

Poi c’è George Harrison: «Buongiorno, eccomi… Io sono chitarrista solista e provo a cantare».

E laggiù c’è Ringo Starr. Tu sei nuovo della band, vero Ringo? «Sì, umm, oggi fanno nove settimane… Sono il batterista!».

Pink Floyd. Ummagumma

 


James Federici [a cura di]
Pink Floyd Ummagumma
978-88-7953-301-0 − pagg. 318 − € 20,00


 

Syd Barrett: «Io mi considero un pittore. C’è stato un momento in cui mi sono dedicato alla musica perché mi sembrava la cosa migliore da fare, ma dentro di me volevo dedicarmi soprattutto alla pittura… Comunque mi piace fare canzoni eccitanti e colorite. Non sono molto bravo a cantare, però mi piace farlo, e mi piace scrivere delle esperienze che faccio. Alcune sono così forti da risultare quasi assurde…».
Roger Waters: «Non mi interessa quello che vuole l’industria discografica: io non scrivo musica per i discografici, ma per il pubblico. Sono quelli che mi ascoltano, che mi fanno capire se il mio lavoro ha o no un senso».
David Gilmour: «Volevo suonare il blues, ma quando i Pink Floyd mi hanno chiesto di suonare con loro non potevo non accettare: mi sono trovato davanti una band in difficoltà per le condizioni di Syd, ma musicalmente era come avere davanti un foglio bianco, sul quale creare fantastici nuovi suoni».
Richard Wright: «Non tentiamo di vendere noi stessi, ma soltanto la nostra musica. Abbiamo adottato questa linea di condotta fin dall’inizio. Non abbiamo mai avuto un agente pubblicitario e non ne abbiamo mai sentito il bisogno. Non andiamo alle feste mondane, così come non frequentiamo i locali di Londra. Per strada la gente non ci riconosce, e se anche lo facesse non sarebbe un problema».
Nick Mason: «I Pink Floyd non sono mai stati una band che fa leva sul sesso: noi non ci mettiamo a saltellare qua e là per il palco, con il pacco bene in vista! I nostri fan non ci hanno mai considerato sexy – salvo il pubblico di Belfast che, chissà perché, appena ci ha visto è andato in delirio».

Led Zeppelin. Forever

 


Alex Romeo [a cura di]
LED ZEPPELIN FOREVER
978-88-7953-300-3 − pagg. 256 − € 18,00


 

Jimmy Page: «Mi sono sempre sentito in debito verso il rock… Mi ci sono dedicato fin da giovanissimo, perché quei suoni mi hanno fatto scattare qualcosa dentro, e mi hanno fatto provare la voglia di farne parte anch’io. Era un’emozione, e mi faceva venire i brividi alla schiena… Oggi sono ancora alla ricerca di un angelo con un’ala spezzata. Non si trovano molto facilmente, di questi tempi».
Robert Plant: «Mi sono definito con l’espressione “re del rock del cazzo” perché una volta mi è capitato di vedere il mio uccello e i miei coglioni in primo piano su un giornale di New York… Comunque, non rinnego niente».
John Paul Jones: «La prima volta abbiamo suonato insieme in una stanzetta di Gerrard Street, a Chinatown, e il poco spazio era talmente ingombro di amplificatori che non riuscivamo a muoverci… Jimmy cominciò a suonare il riff di Train Kept A-Rollin’: quando partimmo tutti quanti, la stanza sembrò sul punto di esplodere».
John “Bonzo” Bonham: «Il gruppo funzionava così bene che di punto in bianco abbiamo deciso di ricominciare da capo con un nuovo nome: a Keith Moon è venuto in mente Led Zeppelin, però nessuno ci proponeva un ingaggio decente – ci offrivano 25 sterline a serata. Quindi siamo andati negli States a fare il primo tour, e boom!».
Richard Cole [road manager Usa degli Zeppelin]: «Gli abusi di sostanze varie cominciarono durante il pri mo tour, e a passo di carica… L’alcol diventò il nostro primo compagno di viaggio. Girava anche parecchia marijuana, e a volte ci facevamo qualche sniffata di coca… Fin dai primissimi anni, i tour dei Led Zeppelin erano inzuppati dall’alcol – champagne, birra, vino, whisky, gin – e farciti di droghe».

L’orribile caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

 

 


Thomas Anderson
L’ORRIBILE CASO DEL DOTTOR JEKYLL
E DEL SIGNOR HYDE
978-88-7953-277-8 − pagg. 128 − € 10,00

Remake del romanzo di R.L. Stevenson.

Scritto da Robert Louis Stevenson nella seconda metà dell’Ottocento e ambientato a Londra, il romanzo racconta dell’avvocato Gabriel John Utterson alle prese con le crescenti stranezze del dottor Henry Jekyll, suo cliente e amico. Medico e scienziato, galantuomo dalla condotta irreprensibile, il dottor Jekyll ha compilato un testamento in favore di tale Edward Hyde, uomo tanto misterioso quanto malvagio, e da allora si è abbandonato a un crescendo di comportamenti inspiegabili… Questo remake del capolavoro stevensoniano ripropone, in forma pressoché integrale, le vicende del dottor Jekyll e del signor Hyde. Ma quelle vicende sono qui intrecciate agli efferati delitti del misterioso “Jack the Ripper” che terrorizzarono le notti londinesi nel 1888: alcune donne, prostitute occasionali, uccise e orribilmente mutilate. Al culmine di una drammatica sequela di colpi di scena da thriller gotico, l’avvocato Utterson riuscirà a scoprire il terribile segreto dell’amico Jekyll e il mistero del malvagio signor Hyde. Mentre l’identità dell’efferato assassino chiamato “Jack the Ripper”, nel clima misogino e sessuofobico dell’Inghilterra vittoriana, resterà un enigma.


Remake. Nuove traduzioni, trame inedite, altri personaggi: i migliori romanzi classici restaurati, rinnovati, riscritti.

 

Il covo di stato e la prigione fantasma

Layout 1

 

 


Sergio Flamigni
IL COVO DI STATO E LA PRIGIONE FANTASMA
978-88-7953-293-8 − pagg. 402 − € 23,00


Nuova edizione di due controinchieste (Il covo di Stato e La prigione fantasma) su due aspetti cruciali del delitto Moro: la base romana delle Br collocata in via Gradoli, e le menzogne degli ex terroristi sulla detenzione e l’uccisione del prigioniero in via Montalcini. Il capo brigatista Mario Moretti collocò la base romana delle Brigate rosse in via Gradoli, una strada senza uscita che già ospitava numerose entità e apparati, e in un edificio al numero civico 96 zeppo di appartamenti gestiti da fiduciari del servizio segreto del Viminale. In queste pagine ci sono le prove documentali che la base Br di via Gradoli – a poca distanza dall’abitazione di Aldo Moro e da via Fani – era in pratica un covo di Stato. Secondo la versione dei fatti raccontata dagli ex terroristi e avallata da alcuni magistrati, Moro sarebbe stato tenuto prigioniero per tutta la durante del sequestro, e infine ucciso, nel covo Br di via Montalcini 8 (Roma). Ma in queste pagine, attraverso documenti e testimonianze, si dimostra che quella di via Montalcini non fu affatto la prigione del presidente della Dc, né il luogo della sua uccisione. La base romana delle Br collocata proprio in via Gradoli, rivela le torbide ambiguità del capo terrorista Mario Moretti, adombrando le connivenze che hanno propiziato la strage di via Fani. E la versione brigatista di Moro prigioniero e ucciso in via Montalcini è l’estrema menzogna finalizzata a occultare il vero scenario del delitto che ha cambiato il corso della storia italiana.

SERGIO FLAMIGNI (Forlì, 1925), parlamentare del Pci dal 1968 al 1987, ha fatto parte delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul delitto Moro, sulla P2 e Antimafia. Autore del best seller La tela del ragno (5ª edizione 2003), ha scritto fra l’altro: «Il mio sangue ricadrà su di loro». Gli scritti di Aldo Moro prigioniero delle Br (1997); Convergenze parallele (1998); La sfinge delle Brigate rosse (2004); Le idi di marzo (2007); Patto di omertà (2015); tutti pubblicati da Kaos edizioni.

Paul Mccartney Story

 

 


Mark Addams [a cura di]
PAUL MCCARTNEY STORY
978-88-7953-284-6 − pagg. 254 − € 18,00


Cronologia biografico-artistica, antologia di interviste e dichiarazioni: l’ex Beatle si racconta, 1962-2014.

«Da ragazzino volevo diventare un musicista, e mio padre, che era un appassionato di musica bandistica, mi aveva regalato una tromba. Avevo cominciato a studiare quello strumento, ma dopo un po’ avevo smesso: mi faceva troppo male la bocca, e mi ero reso conto che in realtà io volevo cantare, e cantare con quella cosa incollata alle labbra era impossibile… Allora, poco prima che la chitarra diventasse lo strumento, avevo deciso di diventare chitarrista, perché così potevo suonare e cantare».
«Elvis è stato un genio, e io l’ho sempre amato. Compravo tutti i suoi dischi, da Blue Suede Shoes a Heartbreak Hotel, e li riascoltavo di continuo, fino a consumarli: impazzivo veramente per la voce di Elvis».
«Da ragazzi andavamo a masturbarci a casa di Nigel, a Woolton. Restavamo tutta la notte, ci sedevamo in poltrona, spegnevamo le luci, e ci masturbavamo alla grande. C’era sempre qualcuno che diceva: “Brigitte Bardot! Oooh!”, e quel nome ci manteneva l’eccitazione; poi qualcun altro, credo che fosse John, diceva: “Winston Churchill!”, e a quel punto l’erezione svaniva all’istante».
«Avevo parecchia paura delle droghe, dato che avevo avuto una madre infermiera, perciò ci andavo sempre cauto. Direi che sia stato un bene, visto come giravano le cose, perché ti capitava di ritrovarti in posti in cui qualcuno ti chiedeva: “Vuoi sniffare un po’ di eroina?”, al che io rispondevo: “Sì, ma solo un po’”… Mi muovevo sempre come se stessi attraversando un campo minato, e credo che questo atteggiamento mi abbia salvato, perché non ci avrei messo niente a diventare tossicodipendente».